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TESINE SUL SOGNO DA SCARICARE


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    Storicamente i tentativi sono stati molteplici, dall'interpretazione divinatoria degli antichi alla alla lettura storicamente ramificata in chiave psicoanalitica in tempi recenti.

    Un approccio che ritengo particolarmente interessante e degno di essere approfondito è quello di tipo naturalistico, che inquadra il sogno all'interno dei vari fenomeni psichici studiabili anche attraverso l'esame del corpo.

    È proprio in quest'ottica che in tempi recenti, tramite le neuroscienze, la psicologia cognitiva e la psicofisiologia, la nostra conoscenza di cosa accade nel sonno e di come i sogni abbiano origine ha raggiunto notevoli livelli. I filosofi, dal canto loro, hanno ricominciato ad interessarsi al sogno come possibile ambito di studio in grado non solo di arrivare, finalmente, a una sistematizzazione concettuale, ma anche di fornire interessanti indizi sul funzionamento più generale della nostra mente, su cosa sia la coscienza e su come percepiamo la realtà.

    Inoltre, esso è da sempre strettamente intrecciato al rapporto con la divinità ed al problema dell'interpretazione. Le domande degli antichi sul tema non vertono, almeno inizialmente, sul legame col corpo, quanto piuttosto sull'origine del sogno come messaggio divino, sulla sua veridicità o ingannevolezza. I primi scritti ad adottare un approccio diverso, di tipo naturalistico inteso qui come possibilità di raggiungere una conoscenza verificabile attraverso l'esame della sola natura materiale appaiono intorno al V secolo a.

    Seguendo la lezione di Harris1, si possono rintracciare le prime testimonianze negli scritti di Empedocle e nel Corpus Hippocraticum. Si nega qui il loro valore terapeutico contrariamente alla pratica dell'incubazione2 e le correlazioni suggerite indicano uno stretto rapporto tra attività psichica onirica e attività fisiologica in chiave diagnostica: sono indicate come cause della bizzarria tipica dei sogni o della presenza di figure distorte e mostri allomorpha somata abitudini alimentari scorrette o scompensi nelle secrezioni e negli umori corporei.

    Harris cap. Nella Grecia classica la pratica era diffusa anche come forma di guarigione presso i templi di Asclepio.

    L'interesse per il sogno è presente anche in Platone; nei suoi testi 4 si ritrovano in nuce concezioni che avranno grande fortuna nella storia del pensiero e dello studio dei sogni. Primariamente, la distinzione tra sogni divini profetici e rivelatori , che si manifestano solo alle anime illuminate e degne, e sogni comuni, illusori e devianti; questa distinzione affonda le radici nella psicologia platonica e la sua eco moralistica arriverà fino al Medioevo.

    In seconda istanza, la concezione di sogno come soddisfacimento di desideri ed impulsi repressi nella veglia farà da cardine alla riflessione freudiana di fine Ottocento. Sebbene in Platone siano presenti descrizioni fisiologiche5, dove l'origine del sogno e dei suoi contenuti bizzarri sono legate alla sede dell'anima appetitiva, il fegato, esse hanno più le caratteristiche della presentazione mitologica che non dell'indagine fisiologica accurata e fanno da supporto esclusivo a una psicologia dualista.

    È necessario attendere Aristotele per veder riportare in auge la concezione naturalistica. La teoria del sogno aristotelica poggia sulla sua teoria fisiologica del sonno e principalmente sui rapporti tra circolazione sanguigna, digestione e percezione diurna 6. Le 3 Per una disamina più approfondita dei testi medici, si veda il saggio Sogno, diagnosi e guarigione: da Asclepio ad Ippocrate, in Guidorizzi Aristotele riporta una serie di interessanti osservazioni empiriche e fenomenologiche sui sogni p.

    Pur essendo la fisiologia aristotelica non soddisfacente per i criteri scientifici contemporanei, essa rappresenta un primo storico passo nella direzione di uno studio naturalistico del fenomeno onirico.

    La sua proposta teorica si ferma ai tre trattati già citati e la loro ricezione non porterà ad immediate elaborazioni. Anche la tradizione medica continuerà, ma dai frammenti rimastici del trattato galenico sui sogni II sec. Colui che sogna un'esplosione è turbato dalla bile gialla, ma se sogna di fumo, nebbia o oscurità dalla bile nera. Harris È necessario prestare attenzione anche agli stadi della malattia e al tipo di nutrizione. Tra il I secolo a. L'avvento del neoplatonismo prima e del cristianesimo poi, soprattutto in ambito romano, contribuiscono alla vittoria della concezione dualistica del rapporto tra anima e corpo e all'abbandono di ogni tentativo di spiegazione fisiologica dei sogni, come ben attestato dal De Anima di Tertulliano.

    Il sogno nel Medioevo Il contributo dei pensatori medievali allo studio del sogno è vasto e variegato 13, ma risente della psicologia cristiana, di derivazione neoplatonica, per quanto riguarda il rapporto con il corpo. L'indagine sul sogno è condotta tramite l'analisi personale e delle testimonianze e, pur raggiungendo importanti risultati compilativi come il De Insomniis di Sinesio, non avanza ipotesi di correlazioni tra gli stati onirici e quelli fisiologici.

    Agostino d'Ippona, nelle sue Confessioni, riporta in auge la concezione moralistica di Platone, ponendo anche le basi per una riflessione etica sulla responsabilità del contenuto onirico: egli sostiene che non si possa essere ritenuti responsabili e quindi peccatori per le azioni compiute nel sogno, suggerendo dunque che durante l'episodio onirico non stiamo propriamente agendo ma piuttosto assistendo a una narrazione immaginativa.

    Pasquale Romano ammette inoltre la possibilità che le immagini oniriche derivino da esperienze diurne e tracce mnestiche. Il tardo Medioevo è l'epoca che marginalizza lo studio del sogno: l'attribuzione di alcune tipologie oniriche all'opera del demonio sulla scorta delle distinzioni antiche tra sogni divini e demoniaci porta Tommaso d'Aquino ad ammonire chi opera divinazioni 13 Il paragrafo seguente è basato sul ricco saggio di Kruger Kruger Cap.

    II par. Potremmo descrivere metaforicamente il percorso storico dell'approccio naturalistico al sogno come un fiume sotterraneo, sepolto sotto l'interesse spirituale e teologico, che invece è spesso guidato da una metafisica dualista; il fiume riemerge episodicamente, sotto l'influenza dei testi antichi.

    Il dibattito moderno Gli intellettuali del Rinascimento contribuiscono a diffondere i testi classici e ad affermare la teoria medica degli umori, che condizionerà tutta la ricerca fisiologica.

    Erede della tradizione medievale e insieme prosecutore dell'interesse rinascimentale per l'occulto e l'astrologia è Girolamo Cardano, il quale nella sua opera Synesiorum somniorum18 distingue quattro generi di sogni, di cui i primi due sono di natura esclusivamente fisiologica dettati da cause esterne, come il cibo, o dall'equilibrio interno degli umori mentre i restanti due sono di natura spirituale suddivise anch'essi fra cause interne, 15 Cfr.

    Dreisbach Kruger Per l'edizione italiana cfr. Cardano e Cardano Leggiamo infatti nella prima Meditazione: […] Quante volte m'è accaduto di sognare, la notte, che io ero in questo luogo, che ero vestito, che ero presso il fuoco, benché stessi spogliato dentro il mio letto? Cartesio propone il suo argomento all'interno di un programma teorico più vasto, ma esso non è nuovo alla storia della filosofia, né appartiene esclusivamente alla tradizione occidentale19; è un argomento di tipo epistemologico, ma con rilevanti implicazioni metafisiche.

    Cartesio risolverà il problema del sogno creandone un altro, ovvero il dualismo mente-corpo; in questa trattazione m'interessa sottolineare come il filosofo francese si basi su un'analisi fenomenologica che minimizza, forse volontariamente, l'importanza delle differenze qualitative tra esperienza di veglia ed esperienza onirica, ed è inoltre già viziata da un'impostazione dualistica non viene infatti preso neanche in considerazione l'aspetto fisiologico.

    E chi dubita che, se si sognasse in compagnia, e che per caso i sogni concordassero, fatto che è abbastanza comune, e che si vegliasse soli, non si penserebbero le cose esattamente a rovescio? Infine, come spesso si sogna di sognare, innestando un sogno sull'altro, la vita non è forse essa stessa un sogno, sul quale sono innestati gli altri, da cui ci svegliamo al momento della morte, e durante la quale possediamo i principi del vero e del bene tanto poco quanto durante il sonno naturale; i diversi pensieri che ci agitano non essendo altro che illusioni simili allo scorrere del tempo e a vani fantasmi dei nostri sogni?

    Thomas Hobbes, nel Leviatano, assimila i sogni a un processo immaginativo e ne dà una robusta spiegazione in termini fisiologici: […] Le immagini di coloro che dormono sono quelle che chiamiamo sogni.

    E anche queste come ogni altra immaginazione sono state prima, totalmente o parzialmente, nella sensazione. Queste parti interne, per il modo in cui sono connesse al cervello e agli altri organi, li mantengono in movimento quando sono squilibrati ed è per questa ragione che le immagini formatevisi in precedenza si presentano come se si fosse svegli […] un sogno deve risultare necessariamente più chiaro in questo silenzio della sensazione di quanto non lo siano i nostri pensieri nello stato di veglia.

    John Locke esprimerà analoghe considerazioni riguardo al rapporto tra percezione, enti mentali ed episodi onirici, ma la sua posizione non esprime altrettanta sicurezza sui processi fisiologici, che al riguardo non vengono indagati: [ Troviamo in modo altrettanto facile la differenza che c'è fra un'idea qualunque risvegliata nella mente dalla nostra memoria, e quella che di fatto ci viene nella mente per il tramite dei sensi, quanto la differenza che c'è fra due qualunque idee distinte.

    La fine del XVIII secolo vede l'imposizione della filosofia kantiana nel panorama teorico europeo; Kant, introducendo la distinzione tra fenomenico e noumenico, neutralizza in parte l'argomento scettico modificando l'approccio al problema ontologico: non si tratta più di distinguere tra una realtà vera e una sognata presumibilmente falsa, contraddittoria o ingannevole , ma piuttosto di indagare come avviene la nostra percezione del reale, sia in veglia che in sogno.

    Il fiume sotterraneo dello studio naturalistico sfrutterà questo cambiamento teorico, insieme al rinnovato interesse per le scienze naturali e alla nascita di ambiti autonomi di indagine scientifica specialmente la psicologia e la biologia , per riemergere con pieno vigore nel secolo successivo. Come riporta Van de Castle 20, i primi documenti del secolo erano per lo più raccolte aneddotiche sui resoconti dei sognatori e sulle correlazioni tra questi e stimoli sensoriali esterni durante il sonno.

    Intorno alla metà del secolo proliferano studi più sistematici ed accurati, che potremmo dividere in due tipologie. Un primo gruppo, di ambito prettamente psicologico, si avvale dell'indagine fenomenologica anche in prima persona per teorizzare sull'origine del fenomeno onirico. Validi esempi sono gli studi del Marchese Hervey de Saint-Denys21, che fin da giovane età raccoglie ed analizza i resoconti dei suoi sogni. Il nobile francese sottolinea l'importanza dei dati visivi, i quali vengono elaborati in sogno tramite processi di astrazione e ricombinazione ed integrati in una struttura narrativa di cui fanno parte anche aspetti più complessi della psiche individuale credenze, tradizioni, simboli, concetti.

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    Un altro francese, Alfred Maury, effettuerà delle indagini sperimentali sul sogno tramite stimolazioni sensoriali controllate.

    Queste costituirebbero, a suo parere, i punti di partenza della narrazione onirica, che prende forma nel sonno vero e proprio. Inoltre Maury presenta i resoconti di diversi esperimenti in cui egli stesso veniva sottoposto a stimolazioni tattili, olfattive, auditive e, in misura minore, visive, appena prima o durante la fase di sonno; egli osserva come gli stimoli vengano integrati nella narrazione onirica in modi spesso bizzarri ma vincolati dagli automatismi mnemonici: le esperienze di veglia sedimentate nel centro dell'apparato nervoso determinano dunque sia la continuità narrativa sia l'integrazione degli stimoli periferici.

    Diversamente Joseph Delbouf23, psicologo belga, sostiene che i 20 Cfr. Van de Castle Cap. Per un'esposizione più dettagliata si confronti Van de Castle e Hobson Delbouf, J.

    Altri personaggi degni di nota, anche se meno rilevanti dal punto di vista sperimentale, furono il tedesco F. Hilderbrandt , anticipatore delle teorie di Freud sull'origine del sogno come desiderio o impulso represso in veglia, e l'inglese James Sully , il quale sostiene una teoria simile riguardo i desideri repressi e anticipa Freud anche riguardo ai sogni come immagini simbolico- pittoriche.

    Il secondo gruppo di studi è caratterizzato da un approccio dichiaratamente fisiologico e naturalistico. Come riporta Hobson24, i promotori di questo gruppo sono Johannes Müller e i suoi allievi. Uno di essi in particolare, Hermann von Helmholtz, effettua importanti scoperte sul sistema nervoso e diffonde l'utilizzo di strumenti fondamentali come l'oftalmometro e l'oftalmoscopio; egli è persuaso dall'idea che la percezione individuale sia un continuo aggiornamento delle informazioni sensoriali effettuato tramite il movimento, il tatto e la vista.

    Ponendo una distinzione tra cause psichiche e fisiche del movimento, riguardo agli episodi onirici afferma: […] L'impulso volontario per uno specifico movimento è un atto psichico, il quale successivamente è percepito anche come un cambiamento nella sensazione. Ora, è possibile che il primo atto causi il secondo con mezzi puramente psichici? Non è impossibile. Qualcosa di simile accade quando sogniamo. Helmholtz rimane infatti un dualista convinto, ma i risultati delle sue ricerche alimentano argomenti anche a favore dell'interdipendenza tra mente e corpo.

    Allievo di Helmholtz, Wilhelm Wundt è anch'egli pioniere degli studi fisiologici oltre che padre fondatore della 24 Cfr. Hobson Cap. Nel Kompendium der Psychologie si sofferma sull'esame dei sogni e della trance ipnotica, affermando che l'attività onirica coincide con un'allucinazione formata sulla base di dati memorizzati a seguito di stimoli sensoriali in veglia. Contrariamente all'opinione diffusa all'epoca, e di antica tradizione, secondo la quale la mente durante il sonno cessa la sua attività, rimanendo passiva di fronte all'emergere dei ricordi, Wundt sostiene che al contrario tale attività aumenti, instaurando un parallelo fisiologico con l'aumento dell'attività cerebrale tale posizione in tempi recenti ha trovato convalide empiriche grazie all'uso della fMRI.

    Altro importante sperimentatore è George Trumbell Ladd, psicologo americano che nel sottolinea l'importanza della visione nella formazione dei sogni e correla alcune fasi del sonno caratterizzate da frequenti movimenti oculari con una vivida attività onirica, anticipando di mezzo secolo la scoperta del sonno REM.

    Con la pubblicazione, nel , de L'interpretazione dei sogni, la scienza del sogno prende una piega decisamente diversa dagli studi che avevano caratterizzato il secolo appena precedente. Freud elimina ogni dettaglio fisiologico dalla sua teoria26, postulando l'esistenza di un meccanismo censorio che agisce sugli impulsi repressi in veglia spesso di natura sessuale o appetitiva e che nel sonno si indebolisce lasciando emergere, sotto forma di narrazione onirica, una parte degli 25 Rimando al testo stesso di Freud , oltre che al dettagliato sunto in Van de Castle Cap.

    Il sogno dunque non solo risulta impossibile da studiare senza fare riferimento a una dimensione di contenuto latente, ma questa stessa dimensione risulta autonoma da ogni spiegazione fisiologica o biologica, in particolare nella ricezione delle teorie freudiane da parte dei suoi allievi.

    Ciononostante, la psicanalisi ha avuto grande influenza su tutta la psicologia successiva e ha contribuito a determinare un clima di sfiducia da parte degli scienziati, ma anche dei filosofi, riguardo alle indagini naturalistiche sulla psiche e sul sogno. Come sottolinea Schwartz27, anche il diffondersi del comportamentismo contribuisce a una marginalizzazione dello studio onirologico.

    Tuttavia, lo studio sperimentale e naturalistico non si ferma del tutto In campo medico e fisiologico esso continua con risultati sorprendenti, fino al punto di svolta negli anni ' Ad inizio secolo troviamo importanti studiosi come Caroline Finley, che dimostra 27 Cfr.

    Schwartz Verso un riscontro di una periodicità degli episodi onirici vanno anche gli studi statistici di Mary Calkins, le sperimentazioni di controllo del sogno di Mary Arnold-Foster anch'esse, come quelle di Saint-Denys, anticipatrici degli esperimenti sul sogno lucido e le osservazioni di Henry Beaunis importante anche per aver sottolineato il ruolo di un'elaborazione centrale del cervello nella creazione del contenuto onirico.

    Quando dunque nel un gruppo di scienziati di Chicago, guidato da Eugene Aserinsky e Nathaniel Kleitman, con l'assistenza di William Dement, divulga la scoperta della presenza di diverse fasi del sonno, che si alternano ciclicamente, il panorama scientifico è già preparato. È proprio a partire da queste correlazioni che Norman Malcolm espone la sua teoria riguardo al concetto di sogno. In un piccolo volume edito nel '59 dal titolo Dreaming31 l'allievo di Wittgenstein si confronta con il problema di definire il sogno tramite criteri e confutare l'argomento scettico.

    Sulla base di questo tipo di trattamento comportamentista del sonno, Malcolm afferma che frasi 29 Cfr. Malcolm Malcolm , Malcolm sembra negare, dunque, valore alle correlazioni fisiologiche di eventi mentali durante il sonno. Malcolm Cap. Per questo stesso motivo, qualsiasi tentativo di correlazione importante tra sogno e fenomeni fisiologici, come quello operato da Dement e Kleitman, è insensato: il concetto di sogno non implica una durata del sogno, differentemente dalla durata misurabile della fase REM.

    Al riguardo, Malcolm giudica la correlazione operata dai due scienziati del tutto arbitraria: Considerando il radicale cambiamento concettuale che l'adozione di un criterio fisiologico comporterebbe, è evidente che verrebbe creato un nuovo concetto che assomiglia solo alla lontana al vecchio. Come sottolinea Dreisbach36, dopo la pubblicazione del testo di Malcolm l'indagine filosofica sul sogno ha subito un netto declino, eccezion fatta per la polemica nel merito.

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    Solo negli anni più recenti il problema filosofico è stato riformulato appoggiandosi apertamente ai risultati delle neuroscienze e alle proposte teoriche di psicologi cognitivi e fisiologi.

    Come già ricordato nel capitolo precedente, a partire dagli esperimenti di Aserinsky, Dement e Kleitman si approfondisce la conoscenza della fisiologia del sonno e delle sue fasi. Il sonno paradossale di Jouvet e il sonno REM di Aserinsky e Kleitman si rivelano in breve lo stesso stato fisiologico.

    Il confronto dei dati tra varie equipe permette, durante il corso di studi successivi, la formulazione di quella che è ormai considerata la classica suddivisione in stadi del sonno con un ciclo di circa 90 minuti si alternano 5 stadi di sonno distinti in due macrogruppi principali, REM comprendente un unico stadio e NREM non REM, comprendente 4 stadi.

    Jouvet per un'esposizione riassuntiva delle scoperte del periodo. Si segnala che nel questo standard è stato modificato; cfr. L'alternarsi fra questi stadi subisce modifiche durante il periodo di sonno e tendenzialmente la fase REM cresce di durata nelle ultime ore prima del risveglio.

    Questa classificazione risulterà negli anni successivi il principale riferimento degli studiosi del sonno.

    Essa è basata sull'utilizzo simultaneo di tre strumenti di rilevazione, elettroencefalogramma EEG , elettromiogramma EMG ed elettroculogramma EOG , che tracciano la cosiddetta polisonnografia; ad essi già dai primissimi tempi, come testimonia l'opera di Jouvet stesso, si affiancano le analisi della chimica cerebrale, le quali possono essere considerate, se si azzarda una continuità storica, la riproposizione in termini scientifici attuali dell'antica teoria degli umori.

    A partire da queste basi vengono formulate le prime ipotesi sistematiche sull'origine del sogno in chiave naturalistica; esse tentano di rendere conto non solo delle dinamiche che portano allo stato di sonno e all'esperienza onirica, ma anche delle diverse caratteristiche fenomenologiche di quest'ultima in relazione agli stati cerebrali e fisiologici.

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    Nel panorama contemporaneo, gli studi di un professore di Harvard, John Allan Hobson, sono risultati particolarmente incisivi ed hanno innescato ampio dibattito nella comunità scientifica. La teoria poggia su un'idea di isomorfismo formale tra mente e cervello, ovvero 39 Cfr. Da queste evidenze Hobson ipotizza la correttezza della correlazione sogno-REM e ne descrive il processo. Il tronco cerebrale svolge un ruolo chiave nell'inibizione fasica presinaptica dei centri di smistamento sensoriale, impedendo la rilevazione di stimoli esterni; inoltre crea un'inibizione tonica dei neuroni motori del midollo spinale, bloccando gli output motori determinando quindi l'atonicità muscolare della fase REM.

    Il sogno è dunque la manifestazione fenomenica di questi cambiamenti dell'attività cerebrale. In particolare, il contenuto dell'esperienza onirica è la sintesi delle informazioni generate internamente a seguito dell'attivazione spontanea condizionata dalla demodulazione neurochimica e conseguente disattivazione di alcune zone, in particolare della corteccia. Hobson rileva alcune caratteristiche fondamentali del sogno che lo accostano al fenomeno allucinatorio.

    Viene qui rilevata anche l'importanza della stimolazione colinergica artificiale del REM e quindi del cambio di chimica cerebrale tra le diverse fasi.

    Infine, la carica emotiva onirica, per lo più negativamente connotata42, è correlata all'attivazione dell'area limbica e dei circuiti del tronco deputati alle reazioni di allarme, mentre la tipica amnesia post risveglio è da attribuire a una mancata o scarsa attivazione delle zone deputate alla memoria In questa prima fase, Hobson prende come specifico obiettivo polemico la teoria di Freud.

    La teoria di Freud descrive il processo onirico come generato sulla base dei residui mnestici giornalieri che diventano oggetti di pulsioni inconsce, a loro volta oggetto di censura da parte di una funzione psichica che non ritrova correlati specifici nel cervello: il contenuto onirico è il risultato di un mascheramento e va indagato oltre all'esperienza diretta che se ne fa, ne va ricercato un contenuto latente. Hobson oppone a questa visione i risultati sperimentali che suggeriscono un'origine del sogno come risultato di attivazioni casuali non guidate da istanze psichiche di zone del cervello, a partire dal tronco encefalico; il processo generativo è chimicamente determinato ma contenutisticamente variabile in quanto non legato esclusivamente alle esperienze diurne.

    Il contenuto onirico non è dunque di tipo mnestico o emotivo, come in Freud, ma prevalentemente visuo-motorio.